Equo compenso, furto garantito

Equo compenso, furto garantito

lug 07

Il 20 giugno Dario Franceschini, come Ministro dei Beni Culturali, ha firmato un nuovo decreto sull’equo compenso. Le motivazioni ufficiali di questa scelta sono “la tutela e il rispetto del diritto d’autore”: in pratica verranno applicate delle sovrattasse (della cui entità non si è certi, anche se si parla di cifre come 9 euro in più sulle chiavette, fino a 20 sugli hard disk, e via dicendo) a tutti i prodotti tecnologici e informatici. A chi andranno questi soldi? Forse a un mirabolante progetto per rilanciare la cultura del paese?

No, alla SIAE. Vale a dire l’ente italiano del diritto d’autore, che è però anche un ente estraneo allo stato e si vedrà incrementare di due e volte e mezzo il gettito annuale, una cifra che circola attorno a 150 milioni (cifre stimate da Confindustria digitale). Ma sorvoliamo sul fatto dei guadagni della SIAE ben poco va agli autori “tutelati” e il resto foraggia un sistema il cui scopo è impedire, tassare e multare anche la più piccola e innocua violazione al sacrosanto diritto d’autore, che sia anche trasmettere uno stralcio di una canzone col bollo SIAE a una festa a cui parteciperanno si e no tre persone. Sorvoliamo.

Parliamo invece di quanto sia furbo, innovativo e al passo con i tempi alzare le tasse sui prodotti tecnologici non perché si tratta di prodotti di lusso, ma per la considerazione che tali memorie digitali verranno probabilmente usate per scaricare musica, filmati e libri illegalmente. Una specie di punizione preventiva, quindi, ignorando allegramente una piccola norma che esiste in Italia (e nella maggiorparte dei paesi civili) che si chiama “presunzione di innocenza” e sta lì per ricordare a tutti che di fronte allo stato, finché non viene provato il contrario, si è non colpevoli. Che voi scarichiate o meno la musica, se questo decreto dovesse rimanere in vigore, pagherete comunque.

Nel frattempo il cambiamento del mercato dei contenuti multimediali, che cerca di rivoluzionare grazie alle nuove tecnologie il mondo in cui viviamo, trova sorde le orecchie del Ministero.  Come se non esistessero nuove tecnologie quali Spotify , Steam, e i vari negozi online; come se non fosse in atto una battaglia contro i DRM per tutelare i lettori; come se si potesse veramente sperare di migliorare l’Italia con una legge retrograda fatta non per la tutela degli autori, né per quella dei consumatori, ma per la lobby SIAE.

Meglio comprare il computer all’estero, il prossimo anno.

LesboGay Silvio

LesboGay Silvio

giu 29

“Quella per i diritti civili degli omosessuali è una battaglia che in un paese davvero moderno e democratico dovrebbe essere un impegno di tutti. “

A dirlo non è uno sbarbatello di sinistra qualsiasi, ma niente meno che l’ex-cavaliere (non ex leader) di Forza Italia. La notizia ha un certo impatto mediatico: ma da uno come B, che sull’impero della (tele)comunicazione ci ha costruito tutto, non c’è da stupirsi che la “risonanza” sia tanta. Forse dipende un po’ anche dal fattore sorpresa: ovunque ci sono pignoli a sbandierare ricordi di un passato lontano, come la partecipazione al Family day.

Poco importa, B è un uomo nuovo, ha trovato l’amore, ha trovato una ragione di vita nell’assistenza agli anziani, ha scoperto piacevoli passioni animaliste (e mi riferisco a Dudù il cane, non a ragazze travestite da porcelline): quale momento migliore per abbracciare la causa dei diritti civili?

Scacciamo subito quindi i sospetti e le ingiurie di chi pensa che questa nuova presa di posizione possa essere solo un tentativo di guadagnare voti. Dopotutto parlare della necessità dei diritti civili adesso, in uno dei momenti più difficili in termini di consenso della sua storia politica, è completamente sensato: non è come se B fosse stato al governo per vent’anni. Dobbiamo convincerci che sia ora, oggi, il momento giusto per parlarne, e non quando era al governo coi suoi! (Sospetto poi che anche se avesse provato a parlare di gay in parlamento, Casini gli avrebbe sibilato contro).

A prescindere da ciò, nonostante le simpatie arcobaleno che questa dichiarazione potrebbe fruttare a B, suppongo che se fossi un omosessuale mi sentirei un po’ offeso. Non tanto per ragioni di appartenenza politica, ma perché l’ex-cavaliere ha ritenuto  farsi vedere con Dudù più prioritario di parlare dei miei problemi. Comunque, non mancano i dubbi; non posso far altro che chiedermi come prenderà la notizia quella simpatica e leggermente stravagante parte della popolazione che vede ovunque cospirazioni di lobby gay e/o che compra il libro di Adinolfi. (Per chi non lo conoscesse, Adinolfi è un esponente del PD che ha sperimentato l’ebrezza di andare contro i soliti vecchi scontati valori di “sinistra”. E anche contro il buon senso.)

Ma quel che è fatto è fatto, meglio un gay che un comunista, e questa volta è proprio il caso di dirlo: in tempo di guerra, per Silvio, ogni buco è trincea.

Tutti pazzi per il Turing Test

Tutti pazzi per il Turing Test

giu 17

Ormai lo saprete già tutti: finalmente (?) un programma ha passato il test di Turing. Apriti cielo.

Dallo scalpore che la notizia ha provocato, sembrava quasi che la rivolta delle macchine fosse imminente. Ho fatto il bravo ed ho aspettato, guardato in giro, letto altri pareri (particolarmente interessanti quelli su Repubblica e Keplero.org). Quando ho visto che non si sono presentati né Terminator né intelligenze artificiali impazzite alla Asimov alla porta di casa mia, ho deciso che era l’ora di postare un articolo.  (A dire la verità è impazzita la ventola del mio pc, ma quello temo sia un problema di polvere, non certo di software).

L’avrete capito da soli: no, non siamo alla vigilia dell’era dei programmi pensanti, o almeno non lo siamo più di quanto non lo fossimo un mese fa.nLa procedura che è stata usata per ottenere il risultato è discutibile (Turing stesso non ha “definito” il test come una prova di cinque minuti) senza contare che il programma in questione, Eugene Goostman, ha anche la scusante di impersonare un ragazzino tredicenne che non parla bene l’inglese.

Il sito del chatbot è stranamente non disponibile, comunque si trovano in internet varie “interviste” (tra gli altri, anche Wired ha deciso di farsi bello sfottendo un po’ il povero programma).

Il Test, comunque, ha più di sessant’anni d’età: proviene da un’era in cui cose come i moderni PC erano materiale da racconto fantascientifico. C’è da chiedersi se vale la pena farsi belli per aver superato un’aspettativa degli anni 50: lo stesso Alan Turing, se fosse rimasto in vita abbastanza a lungo (invece di morsicare una certa mela al cianuro), sicuramente avrebbe ripensato i criteri del suddetto.

E magari avrebbe anche fatto apprezzamenti per tecnologie un pochino più all’avanguardia, che non si fingono scherzosi tredicenni poco abili in inglese. Mi ricordo a proposito un servizio su Asimo, il robottino della honda che riconosce gli oggetti (secondo loro è il più avanzato robot umanoide. Forse anche in fatto di modestia).

Detto questo, andrò a chiaccherare con Cleverbot, lui che il test di Turing pare riesca a passarlo col 60%. Ma per me rimane sempre il mio amico speciale con cui fare discussioni deliziosamente caotiche e non-sense.

 

Sondaggi da spiaggia

Sondaggi da spiaggia

giu 01

L’altro giorno mi sono imbattuto in questo video, postato da un amico sostenitore del M5S con il commento: “Che tristezza :(

Ora, per quanto apprezzi l’ironia del programma, e anche il teatrino della iena con l’urna portatile che fa votare anche nell’acqua bassa, il tutto mi è sembrato di una banalità disarmante.
Secondo il servizio, tra gli astenuti, un 40% “avrebbe votato” M5S, seguito nelle percentuali da FI e ultimo il PD. Il messaggio viene presentato così, come uno scherzo e con una certa innocenza: “vedete, i risultati delle europee non sono uno specchio di quello che pensa la gente”, “Elezioni con così tanti astenuti non valgono nulla” o ancora “Alla fin fine la ggente sta con Beppe”.

Per inciso il tutto non sarebbe nemmeno così terribile, se almeno il servizio fosse stato presentato con un minimo di autoironia o anche solo di onestà. Il rischio è che il pubblico delle Iene, come il mio amico di facebook, creda a quanto viene detto. Infatti nessuna di queste cose viene nemmeno accennata:

  • Tanto per cominciare, quello delle Iene non è un campione affidabile. Non tutti si precipitano al mare alla prima giornata di sole. Ad esempio in una spiaggia ci sono più giovani che anziani, e quella spiaggia è frequentata da persone di una stessa area geografica … un sondaggio richiede una scelta molto ponderata degli elementi da esaminare. Non si possono prendere mille persone su una spiaggia e aspettarsi che rispecchino l’opinione di tutto quel 42% di astenuti.
  • Parlando di risultati viziati, molti hanno messo in discussione l’affidabilità delle agenzie che hanno sbagliato di molto i sondaggi sulle elezioni. Se si può – ed è lecito – mettere in dubbio delle aziende che teoricamente hanno interesse a svolgere la procedura in maniera più professionale e accurata possibile, figuriamoci quanto ha valore un sondaggio fatto scherzando dalle iene …
  • Ha davvero senso chiedersi le intenzioni di voto di chi non è stato intenzionato a votare? Democrazia significa partecipazione: per quello che importa e per quanto ne sappiamo, quel 42% di astenuti potevano anche voler tutti votare per Grillo. Abbiamo la certezza però che non hanno votato, e quindi hanno preferito l’astensione a qualsiasi partito.
  • Anche se i risultati avessero un senso (e non ce l’hanno), varrebbe la pena fare qualche riflessione sulla qualità di questi voti ipotetici. Come si fa a esprimere la preferenza a un partito e non andare a votare? La questione è tanto più evidente per il M5S, visto che nella sua propaganda elettorale ha reso ben chiara l’utilità del voto: votare M5S per cambiare l’europa (e poi l’Italia). Nessun sostenitore informato e attivo del movimento, secondo logica, avrebbe dovuto preferire l’astensione.

Un partito che aspira ad essere democratico dovrebbe volere elettori informati e attivi. Gente che ridacchia mentre esprime il suo parere in spiaggia, come se stesse compilando la settimana enigmistica, non rispecchia la descrizione. Viene da chiedersi come mai in così tanti hanno ritenuto le europee non degne di partecipazione: la loro è stata un’astensione di protesta o di svogliatezza? Quanti di loro ha intenzione votare alle prossime amministrative? Qual é la differenza che rende le europee meno importanti?

Non andare a votare ed esprimere lo stesso una preferenza di voto non ha alcun senso, così come non avranno senso i voti di chi si è astenuto questa volta e andrà a votare la prossima solo perché una piccola voce di rimorso gli sussurrerà in testa che le amministrative sono più importanti. 

Tornando al servizio delle Iene, le varie recensioni che passano nel web mi fan cadere ancor più le braccia, visto che trovo commenti del tipo “Il bel tempo ha fatto perdere il M5S” “Cosa avrebbero votato gli astenuti? Lo dicono le Iene” senza nemmeno un accenno ai miei dubbi o alle mie riflessioni. L’unica conclusione logica? Prendo le cose troppo sul serio.

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